Alfredo Sasso #Bologna

Il tempo è l'immagine mobile dell'eternità

FienilArte
Bologna, Galleria Cavour 2A
Galleria Cavour, 1/V, 40124 (BO)

In concomitanza con i 40 anni di ArteFiera, Galleria Cavour accoglie la prima Social Art Gallery d’Italia: #FienilArte di Pietrasanta, borgo toscano ricco di storia e di rilevante fermento artistico. Ad inaugurare il prestigioso spazio, uno degli artisti di punta della Galleria: Alfredo Sasso, pittore e scultore di grandi bronzi.

“La solitudine degli eroi”

Le griglie, la gabbia, i ritratti sbiancati. Le opere di Alfredo Sasso catturano gli occhi dello spettatore e guidano il pensiero nella dimensione dello spirito, dove l’idea tocca l’essenza delle cose. Lo stile si fonde con il contenuto e nei temi ricorrenti fornisce la chiave di lettura per un’interpretazione ricca di significati; al centro dell’indagine l’uomo e i suoi molti modi di essere. Più strati nelle sculture, più livelli d’esplorazione e più ambienti di vita; ciascuno con la sua voce e con suoi paradossi, ciascuno con la sua espressione e con il suo perché richiamato alla gola. È il perché trattenuto che prende corpo dalle forme abbozzate e dagli sguardi arrestati, il perché del respiro interiore e del soffio vitale che trapela dalle geometrie del metallo plasmato.

La gabbia è un involucro, al tempo stesso prigione e dimora di uno spirito che stenta ad uscire e qualche volta allunga le braccia in direzioni di fuga. Altre volte rimane adagiato nella sua sede forata e semplicemente si affaccia, guarda fuori con l’accettazione di chi preferisce aspettare e mentre aspetta osserva senza agire. Fori, griglie e cancellate; da ogni fessura una prospettiva diversa che lascia intravedere profili interiori e sagome dorate, racconta di un verso protetto e rivela una possibilità di rifugio. È il suono del pensiero che libera e ingabbia, il vincolo dello strumento di misura, lo specchio che è costretto a riflettere e a questo deve la sua quiddità. L’uomo che emerge è un uomo senza tempo, classico nella forma esteriore e diafano in quella interiore, annuncia che la vera essenza rimane immutata. È la storia dell’uno e dei molti, la storia che passa dalle mani dell’Artista e arriva alla pelle dello spettatore mediante il calore del bronzo, irradia chi si lascia irradiare.

Sasso scultore e Sasso pittore, due modi di esprimere mondi sommersi. I quadri sbiancati ritraggono soggetti che hanno lasciato un segno e un’eredità, uomini che hanno cambiato il modo di sentire. Mozart, Pollock, Celine e Mishima sono solo alcuni dei volti che compaiono sotto l’effetto indefinito di questa tecnica espressiva avvolgente e originale, visi che perdono i lineamenti e resistono al potere abrasivo del tempo. Gli occhi rimangono vivi tra i contorni sfumati perché è questo che resta immortale, il loro sguardo sul mondo e un modo nuovo di vedere le cose. Maria Callas è l’unica presenza femminile nei ritratti, metafora di una condizione in trasformazione e mai completamente appagata. Torna il tema delle sbarre, torna l’essere racchiuso in un corpo inondato dall’io. Vicino e lontano, malinconico e vitale; la griglia isola e la griglia chiama, forza lo sguardo a lasciarsi vedere. Infine i mosaici di Baudelaire e Van Gogh. Geni dalle sfaccettature prodigiose e dagli accostamenti improbabili, presenze nel sogno di tasselli schiariti. Alfredo Sasso usa tecniche diverse per creare un linguaggio dell’anima e arriva dove deve arrivare, nella dimensione inconsistente in cui la materia prende forma e in cui la forma prende voce.

Letizia Vaioli

“La dimora dell’io”

Ci si può chiedere se il perimetro del triangolo appartenga al triangolo e se il contorno faccia parte della figura, certo è che senza perimetro il triangolo non c’è.
L’unico modo di disegnarlo è tracciarne i confini, racchiudere in tre segmenti una parte di piano e con quelli distinguere il dentro dal fuori; marcare i punti di frontiera per dar vita alla forma.
Il perimetro dell’uomo è il suo pensiero, una trama fitta e avvolgente che fa vibrare migliaia di nodi. È l’interfaccia di comunicazione con l’esterno, il metro di giudizio, lo strumento di lettura; è la rete che interpreta e collega, la tela che contiene e anche la griglia che imprigiona.
Siamo capaci di apprendere gli uni dagli altri e per questo forse meno liberi, condizionati dal giudizio e motivati dall’utilità. Ma tra l’ordito e la trama un bagliore silenzioso pulsa e chiede protezione; è la luce del libero arbitrio che sostiene le idee più coraggiose, il lampo della coscienza che libera l’iniziativa e sorregge l’immaginazione.
Siamo a metà strada tra l’anima e il pensiero, asse del segmento che li unisce, funamboli occasionali sui lati del triangolo che riusciamo a disegnare.

Letizia Vaioli

 

 

 

 

Foto del vernissage di G. Schicchi

 

Opere

Vernissage