Paolo Dovichi

AUREUM

FienilArte
Via Giuseppe Garibaldi, 10
55045 Pietrasanta (LU), Italia

Paolo Dovichi e’ nato a Lucca ventisette anni fa. Di formazione umanistica, ha frequentato il Liceo artistico ‘Augusto Passaglia’ con indirizzo ‘design’.  Si è iscritto alla Facoltà di Lettere ed ha cominciato a lavorare come rappresentante di testi scolastici. Ma la passione per la pittura e’ stata più forte: non sapeva stare senza tele e spatole. Così l’ha seguita con un percorso di stile come ricerca di identità: a differenza di altri artisti, il suo viaggio  ha scelto quasi da subito la culla nell’oro. Modo e metodo fondono infatti  le sue origini toscane con il sogno di altre terre e spazi: tre ne sono le  varianti.
Quella  iniziale ‘figurativa’, una forma impressionistica, data  la presenza di spatolate di colore e l’uso della tela come tavolozza.  Da qui Dovichi parte infatti per  distribuire il colore ad olio con spatole di diverse forme, lasciando uno spessore di colore che la rende una pittura materica. Siamo in mezzo a boschi di betulle, colte in un attimo di pausa da una danza immaginaria, appena terminata.
I soggetti principali sono solo alberi, che si imprimono su spazio e memoria: betulle, pioppi, cipressi e tronchi con cieli dorati oppure color crema. Simboli della sua terra, di ciò che ha visto e vede: l’esperienza è dunque il suo primo punto fermo. Sono una sorta di grandi ‘nature morte’ benché legate ancora al suolo.
La seconda fase si evolve e tende  all’astratto: i soggetti sono paesaggi della maremma e la campagna, paludi e vaste distese come tundre.  Create su grandi tele per facilitare la danza della fantasia e della forza delle spatolate di colore in senso orizzontale. Sono poche le tinte usate: il bianco, il bruno van, terra di siena naturale e bruciata, ocra, grigio di payne e rosa antico che mescolate, creano mille magiche sfumature. Colori rosati e caldi: lo sfondo è oro, quasi un cielo al tramonto o un paesaggio lunare. Dovichi vola via dal terreno in cerca di sostegno metafisico: rincorre un purgatorio dantesco, colline e balze inanimate e cieche.
La terza fase infine si forgia più materica ed astratta: la base dei quadri è ancora a stucco, la lavorazione con spatole ed aghi di istrice che rende la superficie del quadro graffiata, per poi completare l’opera con diverse mani di vernice acrilica oro, argento, bronzo e rame. Queste opere vengono affisse a parete in serie, in modo da creare una sorta di istallazione: unica ma molteplice per forza. Sono quadri eclatanti, metallici e che gridano luce, come se il pittore avesse incontrato il sole in persona, per poi trascinarlo a tratti dietro la tela. Sono tinte zecchine, che fanno rumore e accarezzano l’anima.
Altre opere, con stessa tecnica, seppur di altre dimensioni, non sono più monocromi in oro, bensì grandi strisce orizzontali o verticali,  ancora con i colori delle leghe.
L’ ultimo slancio artistico sceglie a sorpresa gli insetti con il ‘positivo negativo’: i soggetti sono api, libellule, formiche. Si torna alla natura vivente. L’insetto ne e’ solo un virtuosismo: un simbolo di qualcosa che può infastidire o far trasalire in un gesto di sdegno fisico. Per Dovichi sono invece piccole creature metafisiche che incarnano arte e bellezza: sono gli ultimi che vengono premiati, sono la poesia nell’infamia.             Il giovane artista nasce nel paesaggio brulicante di Lucca, seppur di fascinosa ‘natura morta’ autunnale, e plana verso orizzonti dorati, lunari e cosmici: crateri bruni e scenari di solitudine i suoi, per poi abbracciare un universo caldo, che lo accoglie senza confini. Vi immette infine, come per incanto, ancora l’essere vivente: piccolo e immobile, ma vitale. Una vita giovane come la sua, già ricca di discese e risalite faticose, decantate in alti e bassi, betulle nebbiose e vulcani rabbiosi fino all’accoglienza dell’oro. Un climax verso il ritorno all’insetto, che non perdona e che incarna una lezione di esistenza, che fa rinascere ‘minuscolo essere’ in una grande madre aurea. Nell’Aureum, cosmo sospeso tra soggetto ed oggetto.

Isabella Piaceri

 

 

Aureum è il progetto ambizioso di Paolo Dovichi ed ha la dignità del lavoro di un artista già maturo, a dispetto della sua giovane età; ha pertanto convinto FienilArte ‘a mani basse’ al fine di intraprendere con lui questo cammino.
Le sue opere fanno parte di un programma difficile, tanto coraggioso da sfidare il tema della natura.
Paolo convince perche’ ha metodo e perche’ non vuole identificarsi nell’artista che deve necessariamente ‘dannarsi’; affronta il suo cammino partendo con umiltà dalla rappresentazione di piccole forme di vita come gli insetti.
Insecta….è la prima parte di questo lavoro ed i protagonisti sono loro, i primi colonizzatori della terra, proprio loro che conoscono la terra da più di 300 milioni di anni.
Gli insetti sono organismi in stretta relazione con l’uomo e ne condizionano la vita, l’alimentazione, l’economia, l’habitat e spesso la sopravvivenza.
Paolo con semplicità e coraggio li stilizza rendendoli protagonisti nobili per compostezza ed eleganza; li nobilita con le sue gioiose e soprendenti patine a foglia d’Oro e li trasforma in icona .
Superficies…è la seconda parte, in cui la dimensione delle tele cresce e Paolo Dovichi prende ancor più coraggio.
Colori materici prendono forma; spatolature verticali ed orizzontali generano paesaggi veri e portano a tutti gli elementi della natura, come vallate e boschi fatti di arbusti e cortecce, dei quali sembra di avvertire il profumo.
Si è davvero così, si sente l’odore della terra e di tutte le forme di vita che hanno portato a noi, alla nostra progenie.
Con la semplicità e la naturalezza di chi non ha mai pensato di ispirarsi ad uno specifico genere artistico, Dovichi ha toccato le radici delle nostre origini.
‘Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris’.

Augusto Palermo

 

 

Opere

Vernissage