#PillsOfArt

ENIGMA

FienilArte
Via Giuseppe Garibaldi, 10
55045 Pietrasanta (LU), Italia

Sabato 8 aprile ha preso vita un nuovo progetto targato #FienilArte: un ciclo di seminari dedicati al mondo dell’arte e ai suoi derivati, che si prefigge come obiettivo quello di avvicinare gli appassionati del settore ad approfondimenti guidati da esperti della materia.
Per la prima puntata la scelta è ricaduta sul tema dell’enigma, il mistero che spesso avvolge e contraddistingue le opere dei più grandi artisti di tutti i tempi. Gli esperti che hanno preso parola sono stati l’avvocato Gianfranco Negri-Clementi  e l’artista Alfredo Sasso, con la partecipazione di Pier Vittorio Gatti, Letizia Vaioli e Michele Ciolino, a mediare Augusto Palermo.

Vogliamo condividere con voi le parole del fotografo Giovanni Ricci Novara che non ha potuto essere fisicamente presente – che hanno aperto le porte alla discussione:

Nell’osservare un’opera d’arte che per qualche ragione ci ha colpito, rileviamo che lo stupore non si esaurisce nell’apprezzamento dell’abilità tecnica dell’autore, né nel fatto che l’opera sia mirabile espressione di un’epoca, di una società.
Ciò che arriva a segno è altro: è la percezione che da qualche parte si celi una verità, una verità nascosta, un enigma, per l’appunto.
Un’opera d’arte, in quanto tale, non è mai del tutto trasparente.
A differenza di qualsiasi oggetto d’uso comune, per statuto, non è tenuta a subire il rassicurante processo di razionalizzazione.
Questa estraneità alla condizione quotidiana, ci colpisce, ci spinge a riflettere e ci crea difficoltà quando si tenti di farla aderire ad una qualche “categoria”.

Posto quindi che in ogni opera d’arte si celi un enigma, si può scegliere di svelarlo, di conservarlo intatto, o di restare in ascolto.
Sull’argomento hanno puntato tutto l’armamentario della loro acuta capacità d’analisi filosofi e pensatori di tutti i tempi, già Platone interrogandosi sulla natura dell’arte, arrivava a liquidare la pittura come pratica corruttrice, capace solo di attingere al grado più basso della conoscenza.
Neppure alla poesia riservava grandi speranze.
Salvava la musica, bontà sua, poiché le accordava la nobiltà di fare riferimento al mondo delle idee, quello dal quale, per Platone, tutto deriva.

Per tentare di dirimere la questione, passo a tempi più vicini al nostro sentire e faccio riferimento all’Estetica, disciplina cui spetta il compito di tentare di svelare il segreto dell’arte.
L’arte però, per sua natura, frequenta l’orto dell’Ambiguità e l’ostello del Paradosso.
Ragione per cui, per spiegare la mia personale posizione in tal senso, prendo volentieri a prestito una citazione di Heidegger, il quale, per quanto in profondità si sia spinto, in questa affascinante analisi, non ha la pretesa di sciogliere l’enigma dell’arte, ciò che conta afferma  “è vederlo”, intuirne l’inquieta e stimolante presenza.
A suffragio di quanto sostenuto da Heidegger aggiungo una riflessione di Jacques Derrida che mi pare piuttosto pertinente.
La cito testualmente da Il gusto del segreto
“… sarei proprio tentato di dire che l’esperienza che faccio della scrittura mi lascia pensare che non sempre si scriva per essere compresi; c’è, al contrario, un paradossale desiderio di non esserlo (…) infatti, se la trasparenza dell’intelleggibilità fosse assicurata, distruggerebbe il testo, mostrerebbe che non ha avvenire, che non deborda il presente, che si consuma immediatamente; dunque una certa zona di misconoscimento e di incomprensione è anche una riserva e una possibilità eccessiva – una possibilità per eccesso di avere un avvenire e di conseguenza di generare nuovi contesti.
Se tutti possono capire subito quel che voglio dire, non ho creato alcun contesto, ho meccanicamente risposto all’attesa ed è tutto lì, anche se la gente applaude e magari legge con piacere; poi chiude il libro ed è finita’

Vi lascio volentieri continuare nel solco di questa suggestione, innescata in me dalla lettura di un testo a firma di Paolo Pellegrino, che per titolo ha proprio L’opera d’arte e il suo enigma.

 

L’incontro è proseguito con un dibattito sull’analisi degli enigmi contenuti ne La creazione di Adamo di Michelangelo, sollevato dall’avvocato Negri-Clementi, e sui misteri che si celano dietro all’utilizzo delle regole matematiche che compongono gran parte dei capolavori dell’umanità, ad opera della Professoressa Letizia Vaioli.

 

 

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