Luca Brandi #Bologna

Astrazione e sacralità

FienilArte
Galleria Cavour 2A
40124 Bologna (BO), Italia

L’esordio fu subito un successo degno della sede della nostra prima mostra, Palazzo Rosso a Genova nel Maggio 2011, e così abbiamo capito che non potevamo fermarci. L’anno successivo decidemmo che Luca dovesse aprire gli eventi del ‘salotto di FienilArte’ a Camaiore e così il salotto ospitò “astrazione” nel luglio 2012. Il 2013 fu l’anno della mostra al L.u.c.c.a. Museum, dove i potenti monocromi neri e i rossi dettero vita alla ‘Sostenibile Pesantezza dello Spazio’, ipnotizzando gli sguardi attenti dei curiosi appassionati. Il 2015, l’anno di apertura di FienilArte Social Art Gallery, non poteva che essere nuovamente teatro di questo potente e versatile artista, le cui veloci spatolature di acrilico sulla tela hanno saputo sorprenderci ancora con rigore ed eleganza. Nel 2016 il pittore fiorentino approda a Bologna, ospite della temporary gallery #FienilArte, nei prestigiosi spazi di Galleria Cavour.

L’astrattismo non nasce oggi, ma nei primissimi anni del ‘900, ed ha portato a sé anche i grandi padri del figurativo, che ne riconobbero un approdo quasi necessario, come conclusione del loro percorso artistico. Luca Brandi non vuole necessariamente dare una chiave di lettura al proprio lavoro, bensì rigore e compostezza, concedendo la libertà di una soggettiva interpretazione negli ampi sfondi neri, ogni volta mutevoli, e nella sacralità dei suoi rossi. Cambia la materia degli sfondi, dai pannelli in alluminio alle tele più calde e passionali, ma il percorso del ‘sottrarre’ concede sempre un’interpretazione totalmente libera dall’ inequivocabile, concedendoci ancora un’opera generosa.

 

“Nell’adesso, il sempre”

 

Il nero di Luca Brandi ci avvolge in un abbraccio pesante, troppo stretto e opprimente, sembra che non ci lasci spazio ma poi scopriamo che l’aria c’è, soprattutto dentro di noi.

Le sue opere sfiorano l’assoluto ma sono buchi neri che ci risucchiano in un vortice e verso l’origine di tutto. Le imperfezioni del lino della tela lavorata a rovescio diventano parte della pittura integrandosi perfettamente e rendendola più materica. L’abbraccio quasi mortale e soffocante diventa vita, il nero riflette la nostra intimità, è un nero caldo e luminoso mischiato a colori metallici, bronzo, argento o rame. I quadri sono specchi che ci consentono un viaggio verso il nostro mondo interiore. L’artista, con audacia, ci indica la via per riconoscersi, per non aver paura del nostro nero, ci accompagna verso la conoscenza della nostra anima individuale che dialoga con l’Anima Mundi rivelandoci l’armonia e l’immortalità. Ci affidiamo al rosso per entrare nel nero perché ci coinvolge con l’immediatezza e la spontaneità di un approccio informale senza regole e difese, il suo grondare sulle tele ci attira con gioiosa vitalità.

I misteri poi si svelano via via che entriamo in sintonia con i dipinti in un percorso di svelamento, il velo piano piano scivola a terra e noi rimaniamo soli e stupiti di fronte a tanta bellezza dell’anima. Siamo discesi nella dimensione inconscia e intimista per  scoprire che il nero non è sofferenza ma ascolto di tutto ciò che arriva dall’interno e con la creatività si attua compresi ritmo, movimento e colore che il nero libera nelle recenti opere di Luca Brandi.

Angela Rosi

 

 

“Quando il nero diventa colore”

Della pittura di Luca Brandi colpisce l’istinto alla luminosità, uno sguardo educato fin dalla prima formazione ricevuta presso la bottega di un maestro fiorentino di arte sacra. Il fulgore delle aureole dei santi e il senso architettonico della luce riverberano ancora sulle sue tele. come la luce guida la vista, e la vista conduce il corpo, così Brandi usa il colore per indicare un itinerario entro gli spazi più reconditi della propria intimità. Al centro della sua arte si colloca l’invito ad affrontare un viaggio introspettivo.

La tela di lino accoglie strati di pittura secondo una selezione cromatica dominata dal pigmento nero, somma di tutti i colori dello spettro della luce e risultato di una processualità che, nel caso specifico di Brandi, mira a catturare la luce del mondo pro- ponendosi di restituirla in un dialogo aperto con lo spettatore. Ed è dal nero che scaturisce la forza di attrazione che invita l’osservatore a sprofondare nella tridimensionalità coloristica del dipinto. Secondo un rapporto di reciprocità stabilito sin dalle più antiche cosmogonie, luce e tenebra convivono nel comune obiettivo di dar vita alle cose del mondo: l’una si nutre dell’altra. Le tele nere e verticali di Brandi sono porte che aprono ad un corridoio scuro, di cui non si vedono né i contorni né la fine.

L’essenzialità delle sue opere ha in sé l’impulso del gesto pittorico che si situa in bilico tra spontaneità e consapevolezza e che si dimostra influenzato dalla pittura americana dell’astrattismo e dell’espressionismo astratto combinata al più tradizionale rinascimento fiorentino, da cui recupera sentimentalmente l’immagine del pittore che lavora alla tenue luce delle candele. In questo, Brandi rinuncia alla ricerca di modernità esplicita, alla rivendicazione di un mondo nuovo e propriamente definibile come contemporaneo, nel tentativo di riscoprire un rapporto originario con l’esserci fondato sull’atto di guardare la luce e sulla stratificazioni di ere, epoche ed ore.

Alessandra Franetovich

Opere