Alfredo Sasso #Pietrasanta

La solitudine del guerriero

FienilArte
Via Giuseppe Garibaldi, 10
55045 Pietrasanta (LU), Italia

Per inaugurare il percorso di FienilArte abbiamo deciso di affidarci ad un artista a noi storicamente caro. Alfredo Sasso ci aveva già prestato la sua opera quando eravamo ancora una associazione culturale locata nel fienile di Camaiore, dove tutto ebbe inizio. Alfredo Sasso aderisce perfettamente alla nostra concezione di contemporaneità artistica: vigore, pregnanza contenutistica, urgenza comunicativa.

La realtà artistica soffre di uno sguardo ombelicale, e sembra avere smarrito la relazione primitiva fra pensiero ed azione.

Alfredo Sasso ha studiato i miti ed ha declinato nell’arte l’estetica e la filosofia classiche, riuscendo a conciliarvi la passione furiosa dell’uomo romantico.

La produzione scultorea di Sasso rispecchia i canoni proporzionali dell’arte antica, e il pensiero ad essa contemporaneo è esplicitato attraverso estratti di letture di filosofia. Sasso moltiplica e confonde il pensiero e il mito: statue imprigionate dentro altre statue, linguaggio che compenetra la forma, testi lucidamente aristotelici sovrapposti a rappresentazioni allucinate.

Secondo il semiologo Austin talune volte il linguaggio può tramutarsi in azione: i cosiddetti atti performativi, come il sì ad un matrimonio, od un rogito notarile. Nel caso di Alfredo Sasso il linguaggio definisce la persona e il linguaggio di un poeta o di un filosofo definisce il volto. Figura e verbo sono consustanziali. Scoprire questa tecnica espressiva apre le porte al mito. L’animo di Strindberg, di Baudelaire, di Mishima, si spalanca su un tempo dilatato come la dimensione gigantica delle sue sculture. Abbiamo quindi da un lato una rappresentazione materica imponente, dall’altra una realizzazione figurativa agiografica. Il bianco rende i miti di Sasso dei santi laici, come la cera che ricopre le icone sacre, come la biacca che ricopre il volto delle maschere di teatro. Un teatro dove si mette in scena l’inevitabile solitudine degli individui geniali. Al di fuori del pop, in alterità alla pop art, in contrapposizione alla mediocrità imperante.

Le gabbie e il bianco collocano gli eroi di Alfredo Sasso in una dimensione incontaminata dal tedionoia della realtà contemporanea, iperantropizzata e dominata da un chiacchericcio sterile. Céline può far riposare i nervi sfiancati dalla febbre umana dietro il Suo velo, Strindberg può finalmente ricongiungersi con le Potenze Superiori di cui ci narra nel suo Inferno. Aristotele è libero di pensare senza soluzione di continuità nella sua gabbia di ferro. Il paradosso più evidente dell’arte di Alfredo Sasso è costituito dai confini fisici che separano le realtà Loro e Nostra: le gabbie e i veli sono protezioni indispensabili per garantire l’integrità sacrale di giganti che rischiano di scomparire nella saturazione informativa odierna. Yukio Mishima avrebbe apprezzato questo approccio ferocemente antimoderno.

Nella sua battaglia contro la banalità, contro l’effetto collaterale della contemporaneità che appiattisce e rende indistinguibile ogni cosa, Sasso ci trova suoi alleati.

We chose an artist who is particularly dear to us to open FienilArte.

Alfredo Sasso collaborated with us when we were still a cultural association located in a barn in Camaiore, where it all started.

Sasso perfectly fits our vision of art contemporaneity: strength, significance, and an urgent need to comunicate.

Contemporary art is arguably too self focused: it has lost its primitive function as a connection between thought and action.

Sasso studied the ancient myths and merged classical aesthetic with philosophy, filling his work with the furious passion of the romantic hero.

His sculptures respect the classical canon, and the thought that is contemporary to that golden age is stated clearly through philosophical quotes that are engraved on the bronze surface. He multiplies and mystifies thought and myth: there are statues within statues, a language which penetrates form, and Aristotelian messages grounding hallucinations.

According to the semiologist Austin, language can become action: we are talking of the so-called performative acts, such as a YES during a wedding ceremony or the reading of a contract that is legally binding. In the art of Sasso, language defines the person and the language of a poet or a philosopher defines their own physical appearance. Logos and form are consubstantial. To reveal such a technique is the key to the myths. The souls of Strindberg, Baudelaire and Mishima are presented as wanderers through time, time that is as vast as the gigantic dimension of Sasso’s sculptures. With Sasso we have both a material magnitude and a hagiographic figurative representation. The white veil transforms these mythical men and women into lay saints, as the wax that covers the sacred icons, and the white lead that covers the faces of theater masks. A theater, evidently, where only the solitude of these geniuses is performed. They are both inside and outside pop art, nodding to but remaining firmly in contrast with the triumphant mediocrity of today.

Cages and whitewash put the heroes of Alfredo Sasso in a dimension that is not spoiled by contemporary tedium, by too many people, by a society that is dominated by sterile chatting. Celine can rest his worn out nerves behind his white veil; Strindberg can finally join the “Mighty Ones” narrated in his Inferno, Aristotle is free to think without any distraction inside his iron cage.

The most evident paradox in Sasso’s art is represented by the physical boundaries that separate Their and Our realities. Cages and white veils are essential protection in order to guarantee the wholeness of giants that are at risk of disappearing in today’s informative saturation. Yukio Mishima would have certainly approved of this fiercely anti-modern approach.

In his battle against banality, against contemporaneity’s side effect which flattens reality and makes everything indistinguishable, Sasso can certainly count on our total commitment.

Opere

Vernissage